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Train My Buddy

Una storia che fa riflettere

Qualche giorno fa ero dalla veterinaria oculista che ha eseguito i test per le oculopatie ai miei barboncini: abbiamo escluso ogni tipo di patologia per assicurarci che potessero essere degli ottimi riproduttori.

Mentre aspettavo che le goccine facessero effetto e le pupille si dilatassero, mi aveva raccontato di aver avuto una cliente che le aveva detto di aver sposato il proprio cane.

No, non hai letto male, ha davvero sposato il proprio cane.

E quando parlava di lui lo chiamava “mio marito”.

Non è legalmente possibile per una persona sposare un cane, ma c’è un sito internet che dà la possibilità di organizzare una sorta di cerimonia non riconosciuta, rilasciando un attestato. Ammetto di non essere andata molto in profondità nell’argomento, non conosco i minimi dettagli.

La domanda a cui voglio dare una risposta è: “perchè amiamo gli animali al punto di arrivare addirittura a sposarli, ad amarli più della nostra stessa specie?“

Perchè amiamo i cani più della nostra stessa specie?

Le persone amano i cani per diversi motivi; in particolare, amano nei cani qualcosa che, nelle relazioni umane, è diventato sempre più raro, fragile o faticoso da sostenere.

Il cane, a differenza dell’umano, non contraddice, non mette in discussione, non chiede crescita reciproca.
L’intimità umana comporta inevitabilmente frizione, incomprensione, conflitto.
Per esempio, se torni a casa nervoso, il cane non ti chiede spiegazioni; non ti rinfaccia il tono, e non mette in discussione il rapporto.

Per una serie di motivi che ora vedremo insieme, la relazione con il cane, a differenza di quella umana, si può considerare, tra le altre cose,  meno rischiosa (e meno “faticosa”).

Il cane non giudica.

Al cane non interessa quanto guadagni, la tua reputazione, se hai influenza sugli altri.
Non gli importa come parli, dove abiti o come ti vesti.

Non gli interessa neanche se ti lavi o se puzzi, se hai denti appena sbiancati o l’alito cattivo e non ti rimane un dente in bocca.

Il cane non si lamenta.

Il cane non ti fa pesare che hai dimenticato di fare il letto, di lavare i piatti o di passare l’aspirapolvere.
Non storce il naso se il piatto manca di passione nella preparazione e non ti mette ansia da prestazione quando devi occuparti di un compito in autonomia. Se hai verniciato la parete e manca un angolo non importa, per lui la casa sarà accogliente lo stesso.

Il cane è una presenza costante.

Il cane non è presente solo quando è comodo esserci, quando è facile, quando le cose vanno bene e sei di buon umore.
Il cane sa essere una presenza energica o una non invadente. È sempre pronto a far festa, ma sa starti vicino senza fiatare quando sei giù di morale, senza pretendere che ti sbrighi a tornare immediatamente al pieno delle tue capacità emotive e fisiche.

Il cane sa aspettare.

Se torni più tardi del solito, sarà comunque felice di vederti. Se ci metti più tempo a cambiarti, sarà comunque motivato ad uscire di casa. Se sbagli strada e ci vuole più tempo per arrivare a destinazione, non perderà l’entusiasmo.

Il cane non tradisce.

Al cane non importa quanto si diverta più di lui il suo vicino di casa, cosa gli regali il suo proprietario o quali esperienze facciano insieme. Quello che decidi di fare con lui è sempre la cosa più bella del mondo e non si sognerebbe mai di andare via con qualcun altro facendosi abbagliare da oggetti, coccole o parole.

Tutte queste motivazioni generano una sensazione di sicurezza relazionale molto potente.
In un mondo in cui le relazioni umane richiedono un costante lavoro di interpretazione, negoziazione e gestione dell’immagine, il cane rappresenta uno spazio in cui tutto questo cade.
Ne deriva che la relazione richieda meno risorse cognitive, meno vigilanza emotiva, meno difese.

(e dici poco? ◡̈ )

A livello chimico

Che il cane non giudichi, non si lamenti o non tradisca sono comportamenti visibili di cui non fatichiamo ad accorgerci. Ma attenzione, perchè a livello inconscio succede qualcosa di chimico dentro di noi. La relazione con il cane attiva circuiti profondi legati all’attaccamento: aumenta l’ossitocina, stimola dopamina, riduce il cortisolo.

Interagire positivamente con un cane scatena un vero e proprio “cocktail” ormonale in entrambe le specie, rafforzando il legame affettivo e generando sensazioni di benessere.
I cambiamenti principali riguardano: 
 
  • Aumento dell’Ossitocina: L’ormone chiave è l’ossitocina, spesso soprannominato “l’ormone dell’amore” o del legame sociale. I livelli di ossitocina aumentano significativamente sia negli esseri umani che nei cani durante interazioni positive come coccole, carezze e, in particolare, il contatto visivo reciproco. Questo meccanismo è molto simile a quello che si verifica tra una madre e il suo bambino, ed è fondamentale per instaurare fiducia, empatia e un forte attaccamento reciproco.
  • Diminuzione del Cortisolo: L’interazione con un cane aiuta a ridurre i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, nell’uomo. Questo contribuisce a uno stato di maggiore calma e rilassamento.
  • Aumento di altri “ormoni della felicità”: Oltre all’ossitocina, l’interazione può stimolare il rilascio di altri neurotrasmettitori legati al benessere, come la dopamina e la serotonina, che migliorano l’umore.

Tutto questo avviene senza il rischio del rifiuto: proprio perchè i cani non tradiscono, non ci lasciano, non ci abbandonano, le persone si sentono libere da ogni freno inibitore. Non hanno paura di esporsi, amano senza limiti, senza timore, senza rischio.

In una società ipercomplessa, iperconnessa e ipercomparativa, questa assenza di rischio è enormemente rassicurante.

C’è poi un altro elemento, spesso sottovalutato ma decisivo:

il cane dipende da te.

Questa dipendenza comporta responsabilità, certo, ma conferisce anche qualcosa che molte persone faticano sempre più a sperimentare nei rapporti tra pari: un senso chiaro di ruolo, di utilità, di indispensabilità.
Per un cane ti senti necessario, un punto di riferimento, insostituibile.

Con un altro adulto, no: nelle relazioni umane la reciprocità implica che l’altro possa andarsene, scegliere diversamente, non aver bisogno di te.

Amore e tolleranza

Negli anni di lavoro con migliaia di persone, ho osservato un fenomeno ricorrente e, per certi versi, sorprendente: molte persone mostrano una tolleranza molto maggiore verso comportamenti problematici dei loro cani rispetto a quella che riservano agli esseri umani.

Errori, rigidità, reazioni eccessive o persino comportamenti potenzialmente pericolosi vengono spesso interpretati come “limiti del cane”, tratti da accettare senza discussione. Gli stessi comportamenti, se messi in atto da una persona, sarebbero invece vissuti come inaccettabili.

Per fare un esempio concreto: alcuni allievi non tollererebbero mai un collega che risponde in modo sgarbato a una richiesta o che manifesta ostilità in un contesto lavorativo. Eppure, non di rado, le stesse persone convivono senza particolari difficoltà con cani che hanno già morso, che difendono aggressivamente le risorse o che impediscono l’accesso alla ciotola o a determinati spazi.

Questi comportamenti vengono spesso giustificati come parte del carattere del cane, come se fossero limiti inevitabili e, in quanto tali, da accettare. Il cane, in questa prospettiva, merita amore e rispetto incondizionati per ciò che offre emotivamente, anche quando il suo comportamento segnala un disagio o una criticità relazionale.

Questa differenza di trattamento è interessante, perché non parla tanto del cane, quanto del modo in cui l’essere umano attribuisce significato ai comportamenti: negli animali, la difficoltà viene accolta; negli altri esseri umani, la stessa difficoltà viene spesso vissuta come una colpa.

Anni fa ho letto una citazione che ho salvato nelle note e che mi piace leggere ogni tanto: 

“Tuo nonno mi chiese di sposarlo con una caramella. Non avevamo niente, si inginocchiò e mi disse :’non ho nulla ora, solo una caramella, ma se vuoi possiamo costruire tutto insieme”

“E tu?”

“Ho aperto la caramella, l’ho divisa in due e l’abbiamo mangiata. Da quel momento abbiamo diviso e condiviso tutto. Siamo caduti, ci siamo rialzati e abbiamo costruito.
Tutto insieme. Abbiamo vissuto momenti difficili, di stanchezza, ma ci siamo sempre stati l’uno per l’altro. Fino all’ultimo”

“Altri tempi nonna”

“Il tempo non cambia il modo di amare.
Quello che è cambiato è che non avete più esempi belli da seguire.
Mo avete paura di tutto. Non vi sposate per paura di non riuscire a costruire. Appena litigate vi lasciate perché poi pensate di trovarne uno migliore. Siete sempre alla ricerca della perfezione, come se poi esistesse.
Vi manca la percezione della realtà. Della felicità nelle piccole cose.
Fate ste grandi dimostrazioni, anelli da migliaia di euro, un video esagerato per le proposte di matrimonio e poi vi perdete il momento. Quella cosa intima che custodite in due, solo in due per tutta la vita.
È questo che vi manca. Il coraggio di vivere la vita e l’ amore per quello che sono e non per come lo immaginate”

Una caramella e 50 anni insieme.”

(Maria Prisco – cit. Giacomo Paciolla)

Amare senza perdere di vista il rispetto

Quando la relazione con il cane resta nel suo perimetro sano, è una relazione profonda, regolata, arricchente. Il cane può essere un meraviglioso compagno di avventure, in tutti i sensi. Per questo, quando viene a mancare, lascia un vuoto difficile da comprendere per chi non lo ha mai sperimentato. Ho scritto un articolo su questo argomento profondo, toccante: leggilo sono certa che ti piacerà. Lo trovi cliccando qui: LEGGI L’ARTICOLO

Io non potrei immaginare la mia vita senza cani.

Le passeggiate in montagna non mi darebbero lo stesso senso di soddisfazione, di appagamento, di libertà. Adoro vederli correre, saltare felici e bere e nuotare nei laghi. Adoro faticare insieme per raggiungere le malghe o le baite, mangiare e riposarci, per poi ripartire.
Mi piace portarli al mare o fare un giro al mercato in loro compagnia, o ancora fare insieme una corsa con la bicicletta nei campi.
Come avrai capito, il cane per me è un vero compagno di vita a 360 gradi.

E il fatto che tutti, dal primo all’ultimo (attualmente ho 7 cani) possano venire con me ovunque io vada, siano cani equilibrati e gestiti senza alcun problema, è da ricondurre senza dubbio al fatto che io sappia esattamente di cosa abbiano bisogno e come soddisfare i loro bisogni istintivi. E che non manchi di farlo, ovviamente.

Ed è proprio qui che bisogna fare attenzione: amare il proprio cane non significa accarezzarlo e baciarlo dalla mattina alla sera.
I cani, come tutte le specie, hanno bisogni specifici: movimento, stimolazione mentale, esplorazione, routine chiare, una figura di riferimento competente, coerente e consapevole. L’amore non sostituisce questi elementi, e non può compensarne l’assenza.

Ho incontrato molte persone sinceramente convinte che amare il proprio cane significhi soprattutto offrirgli coccole frequenti permettendogli però di vivere quasi esclusivamente in casa, addirittura utilizzando le traversine per i bisogni. Prova a immaginare che vita priva di stimoli, di senso di utilità, di odori di natura, di corse e di esplorazioni possa vivere un cane che rimane h24 in casa, 365 giorni l’anno. Pensa a quanta tristezza e frustrazione possa accumulare. Soffocato di gesti di affetto come carezze e baci, recluso come un prigioniero senza possibilità di scelta.

Io solo al pensiero ti giuro, sto male.
Un cane che resta chiuso in casa tutto il giorno, per mesi o anni, perde la possibilità di esplorare, di muoversi, di usare il proprio corpo e il proprio olfatto, di svolgere comportamenti per lui naturali e necessari.

Ecco, questo è quando l’affetto si trasforma in puro egoismo.

Infinito, incondizionato, inestimabile egoismo.

L’eccesso di contatto affettivo, se non accompagnato da esperienze significative, può diventare una forma di compensazione: soddisfa il bisogno emotivo dell’umano, ma non risponde realmente ai bisogni del cane.
In questo senso, l’affetto rischia di trasformarsi in qualcosa di centrato più su chi lo dà che su chi lo riceve.

Oltretutto, l’iper-investimento affettivo può aumentare ansia, dipendenza, confusione nei segnali relazionali. I cani sviluppano una serie di problemi comportamentali.
Umanizzare il cane non lo avvicina all’umano: lo allontana dalla sua natura e dalla sua felicità.

Il cane non ha scelto di vivere con noi.
Siamo noi ad averlo scelto.
E questa scelta comporta una responsabilità precisa: prenderci cura del suo benessere reale, non solo di quello che ci fa sentire buoni proprietari.

Quando un individuo dipende totalmente da noi, il minimo che possiamo fare è chiederci se le nostre decisioni tengano davvero conto dei suoi bisogni, o principalmente dei nostri.

A mio avviso, il gesto più crudele che possa esserci nei confronti di un altro individuo (qualunque esso sia) è pretendere che si sottometta alle nostre decisioni, indipendentemente da quanto siano eticamente corrette, senza possibilità di scelta. 

Senza far paragoni estremi, basta riconoscere che il rispetto dell’altro — umano o animale che sia — passa dalla capacità di non ridurlo a un oggetto affettivo, ma di riconoscerlo come un individuo con esigenze proprie.

Ed è solo così che inizia una forma di amore più matura:
meno centrata sull’emozione, più attenta alla responsabilità.

Questo articolo è anche tuo!

Dopo aver scritto questo articolo, ho deciso di porre una domanda alla community di TrainMyBuddy, attraverso le storie Instagram: perché, secondo voi, le persone arrivano ad amare i propri cani in modo così profondo, talvolta dichiarando apertamente di amarli più degli esseri umani?

Sono arrivate molte risposte, alcune molto articolate, altre più sintetiche, ma tutte interessanti. Vi ringrazio, perché hanno offerto spunti preziosi di riflessione.

È stato interessante osservare due direzioni principali.
Da una parte, chi ha messo in luce le caratteristiche dei cani: la loro presenza costante, la lealtà, la capacità di offrire conforto senza giudizio.
Dall’altra, chi ha spostato l’attenzione sulle difficoltà relazionali umane, ipotizzando che l’amore esclusivo per i cani possa talvolta riflettere una fatica nel gestire la complessità dei rapporti tra persone.

Due letture diverse, entrambe utili.
Ed è proprio nello spazio tra queste due prospettive che, a mio avviso, si colloca il tema centrale di questo articolo.

Se vuoi, lo spazio dei commenti resta aperto al confronto; non per trovare una risposta definitiva, ma per continuare a ragionare insieme.

Ci leggiamo presto.

Daniela

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Daniela Pitardi

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