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Train My Buddy

Quando ero bambina, vedere una persona camminare con più cani insieme, spesso di razze considerate “impegnative”, in modo calmo, ordinato e coerente era qualcosa che suscitava rispetto.

Quella gestione veniva riconosciuta come il risultato di competenza, esperienza e capacità di guida. Le persone si fermavano a osservare, si complimentavano, facevano domande.

“Sono tutti tuoi?” è la domanda che in dieci anni mi hanno sempre posto per prima.

“Li tieni tutti in casa?” vince senza dubbi il secondo posto.

“Che bella compagnia, immagino sia impegnativo, complimenti, buona giornata!“. E ognuno proseguiva per la propria strada.

In passato non esisteva la necessità di mettere costantemente in discussione ogni affermazione, né la tendenza a cercare un errore a tutti i costi. 

Oggi, complice il funzionamento dei social media, sembra essersi diffusa l’idea che opporsi sistematicamente a una regola condivisa generi visibilità. Ne deriva una ricerca quasi competitiva del “problema”, anche laddove non vi sia una reale criticità, con l’obiettivo di agganciarsi a temi emotivamente sensibili per attirare attenzione e, in ultima analisi, promuovere il proprio prodotto o la propria immagine. La cosa più negativa è che si assiste così a una ricerca sistematica del conflitto, spesso costruito facendo leva su emozioni forti, ma non per migliorare la comprensione di un tema, solamente per aumentare visibilità e spendibilità commerciale.

Mi viene in mente un video che ho visto qualche giorno fa, un dottore che parlava di acrilamide. In particolare, riprendeva il video di un content creator che, indossando un camice per rendersi credibile, utilizzando una musica adatta a mettere suspance, e facendo leva sulla paura delle persone, cominciava il suo video dicendo “pensi che sia sano e invece è concerogeno”. Attirata l’attenzione delle persone, continuava dicendo “questo marroncino qui è acrilamide, il più potente cancerogeno alimentare” (indicando il marroncino di una fetta biscottata).

“È vero non esiste una dose sicura di acrilamide, ma per un uomo medio di 70 kg il livello minimo di esposizione per aumentare del 10% il rischio di tumore è pari a 11,9 mg al giorno. Una fetta biscottata ne contiene 0,8 microgrammi, quindi l’uomo medio dovrebbe mangiare 14.875 fette al giorno. A voi il giudizio sull’ennesimo tentativo di terrorismo alimentare.” – @beardedscara

Ti ho raccontato tutto questo perché, qualche giorno fa, è diventato virale il video di un dogsitter che porta a camminare contemporaneamente una dozzina di cani.

Come spesso accade, il pubblico si è diviso. Da una parte c’erano commenti di ammirazione per la gestione del gruppo e per la calma dei cani; dall’altra, molti professionisti del settore hanno definito quella pratica inaccettabile, arrivando a parlare di maltrattamento.

La motivazione era la stessa: i cani devono potersi fermare, annusare, seguire i propri tempi, e una passeggiata di gruppo numeroso, per definizione, non lo permetterebbe.

È vero che l’esplorazione olfattiva è un bisogno fondamentale del cane ed è vero che una passeggiata non dovrebbe ridursi a un semplice spostamento lineare.
Ma da qui a trasformare questi principi in regole universali, valide in ogni contesto e per ogni cane, c’è un salto logico importante.

Un video di pochi secondi non racconta:


  • che tipo di cani siano coinvolti



  • da quanto tempo si conoscano



  • che livello di abituazione abbiano alla conduzione in gruppo



  • che tipo di passeggiate facciano al di fuori di quel momento



  • che competenze abbia la persona che li conduce


Soprattutto, non racconta se quella passeggiata rappresenti l’unica esperienza di movimento e stimolazione della giornata, oppure una delle tante.

Quando il dibattito si riduce a slogan – “i cani devono annusare”, “i cani devono decidere”, – si perde la complessità del reale.

C’è poi un altro aspetto, spesso completamente ignorato in questo tipo di discussioni: cani e bambini hanno bisogno di regole.

Un bambino che va al parco non attraversa la strada come vuole, non si ferma ogni tre metri, non corre in mezzo alle macchine “per esprimere se stesso”. Percorre un tratto mano nella mano con il genitore, segue una direzione, rispetta dei tempi.
Quella non è repressione: è struttura.
Ed è proprio quella struttura che permette, una volta arrivati al parco, di potersi muovere, giocare ed esplorare in sicurezza.

Con il cane il principio è esattamente lo stesso.

Una passeggiata sana non è né controllo costante né libertà totale. È un’alternanza funzionale tra:


  • momenti in cui il cane può annusare, esplorare, interagire



  • momenti in cui deve seguire, ignorare gli stimoli, praticare autocontrollo e calma


Per questo motivo l’ho chiamata passeggiata strutturata (oggi questo termine, nato da una mia definizione, viene utilizzato da molti professionisti per definire le proprie passeggiate, senza che vi sia sempre una reale comprensione del concetto che rappresenta).

Questa capacità di passare da uno stato all’altro si ottiene se sei capace di chiederlo nel modo giusto.

E può avvenire se esiste una cornice di regole chiare e coerenti.

Fa bene ai cani anche camminare uno accanto all’altro, rispettando lo spazio reciproco, senza essere costantemente spinti all’eccitazione.

Non ogni uscita deve trasformarsi in una valvola di sfogo emotivo.
La calma condivisa, il movimento ordinato, sono competenze fondamentali per vivere in un contesto sociale complesso.

Negli ultimi anni, invece, si è diffusa l’idea che il cane debba essere libero di fare tutto ciò che vuole, sempre.
Ma questa non è una visione realistica né educativa.

Esattamente come per i figli, la libertà senza struttura non è benessere; è confusione.

Il buon senso sta nel capire che le regole non servono a limitare, ma a rendere possibile la convivenza.


Un cane non può marcare ogni muro della città, tirare verso ogni stimolo o decidere costantemente tempi e direzioni.

Vivere bene in società significa anche questo:
saper stare dentro dei confini, senza per questo rinunciare ai propri bisogni.

Ed è proprio questo equilibrio, fatto di struttura e libertà, che troppo spesso viene semplificato, distorto o completamente perso nel dibattito online.

Fammi sapere cosa ne pensi nei commenti, o condividi questo articolo con qualcuno che potrebbe esserne interessato!

A presto!

Daniela

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Daniela Pitardi

6 risposte

  1. Mi trovi d’accordo con quanto da te esposto sul rispetto dei naturali bisogni del cane, esplorazione, piccole attività, libertà e socializzazione.. che spesso vengono dimenticati dai troppi impegni quotidiani e lavorativi e trovo corretta una giusta educazione per poter vivere bene in una società, come si fa con i propri figli

  2. Concordo con te come sempre. Ho un cane di 11 anni e ancora adesso facciamo passeggiate strutturate( come le chiami te). Ho sempre voluto che i miei cani sapessero gestire le varie situazioni e come si sa non si smette mai di imparare. Da quello che avevo capito, però, a quel signore venivano affidati i cani per le loro passeggiate quotidiane che si risolvevano solo ed esclusivamente a passeggiate strutturate. In tal caso non andrebbe bene ma questo lo hai specificato anche te nell’ articolo. Non solo libertà non solo controllo. Grazie di tutto

  3. Il tuo articolo Daniela, ma non solo questo, è competenza, esperienza, passione, rispetto amore, mi arrivano un sacco di cose mentre leggo i tuoi articoli, sono psicologia olistica sono una vera guida….veramente grazie
    Grazie
    Alessandra

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