Indice
- Perché non siamo preparati alla morte di un cane
- Perché fa così male: il legame uomo–cane
- Il senso di colpa: perché nasce
- Cosa conta davvero per il cane negli ultimi periodi
- L’eutanasia: cosa vive il cane davvero
- La morte migliaia di anni fa
- Dopo: il vuoto e la disorganizzazione
- Un altro cane: quando e se
- A chi sta soffrendo ora
“Vita” la chiamavo. E mi è bastato scrivere questa parola pensando a lei, in questo momento, per sentire gli occhi, ancora una volta, gonfi di lacrime.
Amore mio, quanto ti ho desiderata. Avevo solo quattro anni, ma era chiaro che, per qualche motivo, non avrei potuto fare a meno degli animali nella mia vita.
Era davvero questione di felicità, la differenza tra sentire quelle emozioni così forti nella mia vita, o sognarle soltanto.
Avevo sei anni quando finalmente mia madre e mio padre hanno deciso di regalarmi Lady, la mia prima cagnolina. Nel libro che sto scrivendo ho dedicato qualche pagina a lei, non sarebbe potuto essere diversamente


Lady era come una sorella, una confidente, una base sicura, una compagna di avventure e disavventure, la abbracciavo quando ero felice e quando piangevo. Lady era quella presenza stabile che non giudicava mai, che metteva pace alle mie emozioni con la vicinanza, che dava un senso di responsabilità alle mie giornate, senza mai chiederlo esplicitamente. Bastava un suo sguardo per distruggere davanti a lei, in quei momenti di tempo condiviso, i muri che costruivo per apparire più forte. Era come se in un secondo, un pugno nel petto, crollassero tutte le storie che mi raccontavo per trovare scuse, giustificazioni, e ritrovassi il contatto con la realtà.
Lady sapeva raggiungermi davvero. Se mi sentivo persa e confusa, mi capitava di sospirare, girarmi e trovarla vicina, a fissarmi.
È arrivata quando ero una bambina, c’è stata nel periodo dell’adolescenza, se n’è andata che ero adulta. L’amore che ho provato per lei è difficile da spiegare a parole.
Così come è difficile raccontare il vuoto che mi ha lasciato quando ho potuto guardare i suoi occhi l’ultima volta. Impressa nella mia memoria rimarrà per sempre quello sguardo di domanda, di richiesta e di speranza che aveva quando ha sentito entrare nella pelle l’ago della puntura che l’avrebbe prima addormentata, e poi fermato il suo cuore per sempre.
Si era girata di scatto verso di me, che tentavo con l’energia di ogni singola cellula di non sprofondare in un buco nero davanti ai suoi occhi, nero e profondo come le sue pupille. Mi stava affidando la sua vita, mi stava chiedendo ancora una volta se poteva stare tranquilla. E io le avevo detto di si. Si, mentre l’addormentavo per sempre. …mentre mi sembrava di morire insieme a lei e non potevo scegliere, non avevo una maledetta, maledettissima alternativa. Ero così fottutamente impotente. Avevo scelto di non farla soffocare di notte, il suo cuore non funzionava più, dopo aver tentato tutto quello che potevamo, quella era la sua condanna. E io non potevo lasciare che il mio cane soffocasse, che quella rappresentasse la fine, durante quella notte d’estate.
Mia sorella ed io ci abbiamo messo tre giorni a finire le lacrime. Eravamo irriconoscibili, due zombie con la faccia gonfia e il morale disintegrato. Per sei mesi non sono riuscita a ripetere il suo nome e guai se qualcuno provava a chiedermi di lei. Per fortuna i famigliari sono stati abbastanza delicati da capire e non aprire mai l’argomento. In quel periodo avevo cercato su internet come si potesse soffrire meno un lutto, e cercato persone che avevano perso il loro cane da poco per chiedergli “come si fa a sopravvivere?”
Ci sono dolori per i quali non veniamo educati, non siamo preparati.
La morte di un cane è uno di questi.

Quando accade, molte persone, come me quando ho perso la mia Lady, si trovano sole non solo nel dolore, ma anche nella confusione: non sanno cosa sia “normale” provare, non sanno se quello che sentono passerà, non sanno se stanno reagendo nel modo giusto.

Dopo Lady ho avuto molti altri cani e animali, alcuni dei quali, per un motivo o per l’altro, oggi non ci sono più. Ho sofferto molto per ogni perdita, che all’istante mi lascia pugnalata e senza forze, ma col tempo mi sono resa conto di una cosa: oggi vivo la morte in modo diverso rispetto a come l’ho vissuta allora. Sono certa di aver acquisito maggiore consapevolezza e sono diventata più capace di accettare che la morte faccia parte del destino di tutti. Come sempre, la natura è la mia maestra. Non mi sento più attanagliata dal senso di colpa, arrabbiata dal senso di impotenza, triste per il senso di vuoto profondo.
Vivo la morte con più pace.
Ci tengo a chiarirlo, non si tratta di rassegnazione negativa. È accettazione, è consapevolezza, è comprensione…è un concetto molto profondo a dire il vero.
Ma andiamo con ordine.
1. Perché non siamo preparati alla morte di un cane

Viviamo in una cultura che fatica a riconoscere il lutto quando non riguarda gli esseri umani.
La perdita di un cane viene spesso minimizzata, ridotta.
“Era solo un cane.”
“Dai, ne prenderai un altro.”
“Ci sono dolori peggiori.”
Questo porta molte persone a vivere il lutto in modo isolato, come se fosse eccessivo, sproporzionato, quasi imbarazzante.
Personalmente quando ero piccola mi provocavano rabbia queste parole, perché mi sembrava impossibile che la gente fosse tanto superficiale e non capisse quanto forte e unico potesse essere il legame con un animale.
Paragonarlo ad altri dolori poi, non trovavo e non trovo tutt’ora un senso logico. L’amore è amore, e per quanto mi riguarda, non siamo tenuti ad amare la nostra specie più di quanto ne amiamo un’altra, a prescindere da tutto. Non fraintendermi, amo le persone e quello che sono in grado di fare, e ho superato da molti anni l’odio che provavo quando mi ostinavo a guardare solo il lato più egoista, arrogante e arrivista dell’essere umano. Ma ciò non toglie che possa amare un amico, un figlio, così come un cane.
E ognuno di questi amori, se viene perso, può generare un dolore autentico e profondo.
Dire a qualcuno “pensa se fosse stato un figlio” non consola.
Fa sentire più incompresi, più giudicati, più sbagliati. Infantilizza un dolore reale e aggiunge frustrazione a una sofferenza già enorme.
Il dolore non segue le gerarchie sociali, segue i legami.
E quello con un cane è quotidiano, costante, silenzioso, profondo.
2. Perché fa così male: il legame uomo–cane
Un cane non è una presenza occasionale. Non è un accessorio, non è un pezzo d’arredamento.
Il cane è ritmo, famiglia, abitudine, calore, presenza, rituale, avventure, scambio, condivisione.
Il cane è uno specchio, è chi custodisce i tuoi segreti, chi ti conosce meglio di quanto tu non conosca te stesso.
È la passeggiata, il pasto, lo sguardo, il contatto fisico, il silenzio condiviso.
Un cane è una presenza che struttura le giornate, le abitudini, il ritmo della vita, e ha un impatto anche a livello chimico: la relazione con lui stimola ossitocina, dopamina e riduce i livelli di cortisolo.
E poi dipende da noi, la sua famiglia. Non ci sceglie quando nasce, ci sceglie ogni giorno, nonostante tutto.
Quando viene a mancare, non si perde “solo un cane”: si perde una relazione, un punto fermo, un amico.
Ecco perchè il vuoto che resta non è solo affettivo, ed ecco perchè spesso il dolore è così intenso e disorientante.
3. Il senso di colpa: perché nasce
Io credo che una delle cose che ci fa soffrire maggiormente la perdita di un cane sia il senso di colpa nei suoi confronti.
Avremmo potuto essere meno distratti, goderci più profondamente il tempo insieme, ritagliare dalla vita frenetica uno spazio quotidiano in cui ci saremmo dedicati non solo con la presenza fisica, ma soprattutto con quella mentale, al nostro cane.
Spegnendo il cellulare, scollegandoci dai pensieri, dal resto del mondo.
Stando in silenzio ad osservare e condividere.
Concentrandoci a rimanere nel presente, sul colore dell’erba, l’imponenza degli alberi e il suo buffo modo di correre nel prato, o camminare insieme a noi.
Scegliendo un luogo ogni tanto in cui avremmo potuto essere tranquilli davvero, magari anche soli. Rallentando, prendendoci una pausa.
Smettendo di rimandare quello che non ha mai più avuto tempo di fare.
Chissà se pensavamo che il tempo fosse davvero così lungo, o scontato.
O magari dedicandoci alla lettura di un libro o facendo un corso per scoprire il suo mondo e la sua psicologia, in modo da soddisfare i suoi bisogni e renderlo più appagato e felice.
In fine dei conti potresti trovare tante scuse per sentirti meno in colpa, ma la verità è che il tuo vero io sa perfettamente come stanno le cose. E non riuscirai veramente a convincerlo, per quanto ti possa impegnare, che hanno ragione le tue scuse.
“Grazie Daniela, mi sento molto peggio adesso..” – Perdonami, non era questo il mio obiettivo. Il mio obiettivo, sono stata la prima a passarci ed è per questo che ti ho scritto quelle parole, è aiutarti a non ripetere lo stesso errore. Che tu abbia perso un cane o meno, hai la possibilità di non ripetere gli stessi errori in futuro. Il mio dolore del passato mi ha guidata spesso nelle decisioni del presente. Quando impari a perdonarti, un altro step fondamentale, impari anche ad andare avanti. E andare avanti spesso significa prendere le lezioni del passato per compiere scelte migliori nel futuro. Quindi pensaci quando starai per rimandare la vostra passeggiata, quando non avrai voglia di alzarti dal divano, quando non avrai tempo per stare con chi ami, perchè presto o tardi potresti non avere più scelta.
4. Cosa conta davvero per il cane negli ultimi periodi
Ognuno di noi sogna che il proprio cane viva il più a lungo possibile. Che muoia di vecchiaia, che si addormenti dolcemente e senza soffrire.
E invece non va sempre così. Come tutti gli animali, uomo incluso, i cani muoiono per vecchiaia, muoiono per malattia, muoiono per incidenti, muoiono da giovani, da cuccioli, addirittura ancora prima di nascere o subito dopo. Che sia giusto o sbagliato, non sta a noi giudicarlo. La natura ha voluto che così fosse.
Sebbene facessi fatica, da piccola, ad accettare la parte più “crudele” della natura — come un leone che uccide il cucciolo di una leonessa, un piccolo appena arrivato al mondo, fragile e indifeso, per poi accoppiarsi con lei — o come un predatore che cattura una preda viva, o una madre che respinge un cucciolo troppo debole per sopravvivere, o ancora la morte silenziosa di un animale per fame, freddo o malattia — col tempo ho compreso che quella che io chiamavo crudeltà era in realtà assenza di intenzione morale. Non c’è cattiveria, non c’è punizione, non c’è scelta etica: c’è solo la vita che segue le proprie leggi, indifferente ai giudizi umani, ma coerente, essenziale, spietata solo se osservata con categorie che non le appartengono.
Dal punto di vista del cane, che tu abbia o meno fatto questo “salto di consapevolezza”, non contano le spiegazioni.
Quando scopri che al tuo cane manca poco tempo da vivere, la cosa peggiore che tu possa fare è fargli respirare per mesi o giorni interi tutta la tua ansia, la tua apprensione, l’agitazione, la paura, la tristezza, la frenesia.
Il tuo cane ti conosce, percepisce perfettamente le tue emozioni e il tuo stato d’animo.
So che sia difficile controllare quel dolore.
Per questo voglio provare ad aiutarti con dei consigli:
1) Impara l’arte dell’accettazione, e accetta che il tempo con il tuo cane stia per finire. Personalmente mi ha aiutato molto il libro di Cheri Huber: “Non lasciarti cadere: buttati! L’accettazione è la strada che porta alla vera libertà”.
2) Il tuo cane andrà via senza rimpianti: non si farà ultime domande come “chissà come sarebbe stato se avessi fatto questo/avessi vissuto quest’altro/avessi visitato quel luogo…” Lui/lei ha saputo godere della sua vita molto più profondamente di quanto non saprai fare tu della tua. Perchè l’uomo medio d’oggi si sente costantemente insoddisfatto. Fatica a godere appieno delle semplici cose. Un cane, invece, gioisce mentre annusa un odore, mentre si riposa sull’erba, mentre lecca la sua ciotola. Piuttosto che impazzire per pensare a cosa potrebbe farlo più felice rispetto a correre in un prato, impara da lui quanto sia semplice la vita e trovare la felicità in essa. Sono convinta che i cani siano tra noi per insegnare, non per imparare.
3) Non pensare al futuro, goditi quei momenti di condivisione, fate insieme quello che vi piace, adattandolo a quello che il suo fisico gli consente. Prenditi dei momenti per stare con lui. Spegni il cellulare. Se ti senti annoiato, goditi la noia insieme al tuo cane. È un altro di quei grandi insegnamenti che puoi trarre, ancora una volta, da lui. Perchè le persone non sanno più “stare nella noia”, abituate alle scariche dopaminergiche date dallo scrolling sui social, per esempio.
5. L’eutanasia: cosa vive il cane davvero
Il cane non vive l’eutanasia come una decisione morale, e non la interpreta come un tradimento.
Non ha paura della morte come l’abbiamo noi, non pensa a cosa lascerà sulla Terra.
Mentre sei li, consapevole che addormentarlo per sempre sia rimasta l’unica opzione, il tuo cane è semplicemente lì con te.
Ci hai pensato e ripensato, hai valutato ogni possibile alternativa e rimandato quel giorno fin quando hai potuto, e ora ti trovi lì, dove hai deciso che sarebbe stato l’ultimo luogo del tuo cane. Qualcuno non ha il coraggio di vedere gli ultimi secondi del proprio cane, il momento in cui si addormenterà per sempre.
Ma io ti dirò quello che credo, nel rispetto e nella comprensione della sensibilità di ognuno.
Rimanere con lui, o con lei, fargli forza ancora una volta, farti sentire vicino, fiducioso e presente, è la cosa forse più difficile e giusta che possa esserci. Un ultimo sforzo gigantesco di altruismo che il tuo cane si merita.
Quello che lui, semplicemente, farebbe per te.
Perchè tu sei la sua famiglia, tutto quello che conosce e di cui si fida, l’unica persona che possa aiutarlo ad andare via in pace.
È difficile non disperarsi, ma fa parte di questo sforzo che devi necessariamente fare.
Ricordo che qualche anno fa, avevo portato uno dei miei cani dal veterinario ed ero rimasta in sala d’attesa per una mezz’ora. Nella sala di fianco, una donna disperata continuava a piangere ad alta voce, “ma perchè te ne vai?” “perchè mi lasci qui?” “ti prego, ti prego..”.. i minuti passavano, e alla fine passarono due ore, e quando andai via, ancora non aveva smesso di disperarsi.
Nonostante comprendessi perfettamente il suo dolore, immaginavo l’angoscia del suo povero cane, al quale non aveva ancora deciso di fare l’eutanasia, non prima di aver pianto ogni sua lacrima addosso al vecchietto che era arrivato alla fine dei suoi giorni.
Non fatelo. Non fategli questo torto.
Non piangetegli addosso delle ore, disperati, mentre urlate il vostro dolore a un animale che non si sentirà più amato per questo. Al contrario, lo lascerete confuso, impaurito, destabilizzato, scosso dalle vostre emozioni.
Non accanitevi per fargli vivere qualche settimana in più, di inferno, malattia e dolori.
Mettete da parte più che potete il vostro interesse, per anteporre il suo, che tante volte è solo pronto per andare, e vorrebbe farlo in pace.
E, se riuscite, non scappate e non lasciatelo solo. Sarà il momento di essere coraggiosi per loro, di essere presenti, consapevoli, legati in un apparente infinito momento di silenziosa intesa, in un contatto fermo, uno sguardo di amore, comprensione ed accettazione di un passaggio inevitabile.
Uno dei sensi di colpa più laceranti riguarda il “decidere per lui”.
Eppure, la relazione uomo–cane si fonda proprio su questo: la fiducia che ripone nelle tue scelte, nella tua guida, nella tua protezione. E questo ti mette in una posizione difficile, non colpevole.
Siate coraggiosi.
Anche se il vostro cane si è ammalato all’improvviso, anche se è molto giovane, anche se non eravate pronti, anche se lo trovate fottutamente ingiusto.
Gli animali accettano la morte con naturalezza, non sta all’uomo interferire in questo passaggio.
Guardalo negli occhi, accarezzalo dolcemente, sorridi anche se hai qualche lacrima. Trasforma quelle lacrime nella felicità per aver potuto passare anche solo un giorno al suo fianco, o per averlo avuto tanti anni nella tua vita. E poi ringrazialo e salutalo. “Va tutto bene Lady, grazie per essere arrivata, grazie per avermi salvata. Ti amerò sempre Vita Mia.” Chiuse gli occhi e fu l’ultima volta che li vidi. Poi la veterinaria mi disse “ok, è andata. Il cuore ha smesso di battere..”
Quello è il momento in cui puoi trasformare il tuo coraggio in lacrime, e piangere per ore intere, anche per giorni interi, come feci anche io.
6. La morte migliaia di anni fa
Personalmente sono molto attratta dallo studio dell’uomo nella sua versione più “antica”. Se torniamo indietro di migliaia di anni, il rapporto dell’uomo con la morte — umana e animale — era profondamente diverso da quello attuale. Non perché il dolore fosse minore, ma perché la morte era parte visibile, quotidiana e inevitabile dell’esperienza di vita.
Le persone vivevano immerse nei cicli naturali: nascita, crescita, declino e fine non erano concetti astratti, ma eventi concreti a cui si assisteva continuamente. Gli animali morivano sotto gli occhi dell’uomo, così come le persone. Le malattie non venivano medicalizzate, la vecchiaia non veniva nascosta, il corpo che cambiava e cedeva non era un tabù. Questo non rendeva la perdita meno dolorosa, ma la rendeva comprensibile, collocata dentro un ordine naturale delle cose.
Anche il rapporto con gli animali era diverso. Il cane non era “eterno”, né idealizzato come oggi. Era un compagno di vita, di lavoro, di protezione, profondamente integrato nella quotidianità dell’uomo, ma si sapeva — senza doverlo rimuovere — che la sua vita sarebbe stata più breve. Questo non diminuiva l’attaccamento, lo rendeva più consapevole. L’assenza di aspettative irreali permetteva di vivere la relazione con maggiore presenza, senza l’illusione che potesse durare per sempre.
Oggi, al contrario, viviamo in una società che fa di tutto per allontanare la morte dallo sguardo. La nascondiamo negli ospedali, la rimandiamo con la tecnologia, la rendiamo un evento “anormale”, qualcosa che non dovrebbe accadere o che arriva sempre troppo presto. Questo rende il lutto più difficile da elaborare, perché quando la perdita arriva ci coglie impreparati, come se fosse un’ingiustizia personale anziché una parte inevitabile della vita.
Nel rapporto con i cani questo meccanismo è ancora più evidente. Il cane moderno non è solo un compagno: spesso diventa un figlio, un rifugio emotivo, una presenza che dà senso e struttura alle giornate. Quando muore, non perdiamo solo lui, ma una parte dell’equilibrio che avevamo costruito intorno a quella relazione. E poiché non siamo educati culturalmente a convivere con la fine, il dolore si trasforma facilmente in senso di colpa, rimpianto, domande senza risposta.
Migliaia di anni fa, la morte era accettata non perché fosse più “facile”, ma perché era compresa. Era inscritta nella vita, non separata da essa. Oggi, recuperare almeno in parte questa consapevolezza non significa diventare freddi o distaccati, ma imparare a riconoscere che l’amore non viene sminuito dalla sua finitezza. Al contrario: proprio perché sappiamo che non durerà per sempre, ogni relazione — anche quella con un cane — acquista un valore ancora più profondo.
Accettare la morte non significa smettere di soffrire. Significa smettere di pensare che ci sia qualcosa di sbagliato nel fatto che la vita abbia un termine. Comprendere che non c’è vita senza morte, che la morte non ha meno diritti rispetto alla nascita. E che nessuno possa controllarla, prevederla. Accettare la morte ogni giorno ci apre alla possibilità di godere davvero a pieno di ogni momento.
7. Dopo: il vuoto e la disorganizzazione
Quando Lady è morta, mi sarebbe stato d’aiuto se qualcuno mi avesse detto “vivi questa disperazione”. Piangi, urla se vuoi, lamentati. Sfogati per due, addirittura tre giorni di fila. Poi ti sentirai un pochino meglio, e il tempo aiuterà il tuo dolore ad essere a poco a poco più distante.
Un pò come se da una parte avessi bisogno del permesso per soffrire, dall’altra avessi bisogno di sapere che fosse normale, e infine che ne sarei uscita.
E così è stato.
Ancora oggi conservo nella mente ogni particolare del suo corpo, delle sue espressioni e dettagli della nostra vita insieme. E mi commuovo al pensiero di quel terrier dal cuore infinito. E di me bambina ingenua e innamorata.
Dopo la morte, il dolore non è lineare.
Ci sono momenti di calma apparente e momenti in cui tutto torna addosso.
La casa è diversa.
I tempi sono diversi.
Tu sei diverso.
È normale sentirsi smarriti, svuotati, senza una direzione.
Non è un segno di debolezza, è una fase del lutto. E come abbiamo visto fin ora, la prima cosa importante é viverle senza sentirsi giudicati.
La seconda cosa fondamentale è darti il tempo per abituarti alla tua “nuova” vita.
Il tempo non cancella, ma cambia la forma del dolore.
All’inizio sembra impossibile immaginare di smettere di soffrire.
Poi, lentamente, il dolore smette di occupare tutto lo spazio; non perché ami di meno, ma perché impari a convivere con ciò che è stato.
Non fare l’errore di crederlo un tradimento.
È la continuazione della relazione, ma in un’altra forma.
8. Un altro cane: quando e se
Non esiste un momento giusto universalmente valido per scegliere di prendere un altro cane.
Esiste solo il tempo necessario per te per sentire che è il momento giusto.
L’errore nel quale non bisogna incorrere, è la scelta di prendere un cane per riversare su di lui le nostre emozioni temporaneamente instabili.
Prendere un cane per poter piangere con lui della perdita del primo, non farà altro che renderlo confuso, e presto, farà sorgere in lui problemi comportamentali.
Non avere fretta, se di botto vorresti correre in canile o in un allevamento per scegliere un cucciolo, io ti consiglio di far passare due settimane. Fai passare due settimane almeno, e se dopo due settimane sarai sicuro che è la scelta giusta, pensaci una settimana ancora. A questo punto, ti consiglio di farti aiutare da un professionista per scegliere la razza che più si addice al tuo stile di vita, al luogo in cui abiti, il migliore allevamento, le giuste doti genetiche del cane del canile che hai visto, il cucciolo con l’energia che più si adatta alla tua.
Un altro cane non sostituisce, non riempie e non cancella.
Ho conosciuto diverse persone che, sopraffatte dal dolore per la perdita del loro cane, hanno frettolosamente riempito quel vuoto con un altro cane, ritrovandosi a dover combattere poi con il dolore del primo e l’impegno del nuovo membro della famiglia. Si, perchè che tu decida di prendere un cucciolo o un adulto, entrambi avranno bisogno di un primo fondamentale momento di tua dedizione e impegno costanti, per comprendere la nuova vita, la nuova struttura, la nuova routine, le nuove regole.
Il nuovo arrivato non sa perchè stai soffrendo, e a dire il vero, neanche gli interessa. Quello che chiederebbe, se potesse, è che tu sia una figura calma, equilibrata, energica, presente e competente, per sentirsi guidato e protetto nella sua nuova vita.
Un cane non va mai dato per scontato.
9. A chi sta soffrendo ora
C’è una cosa che spesso non viene detta perché sembra banale, ma che invece serve sentire.
Il tempo non cancella, ma trasforma.
Non smetti di soffrire perché dimentichi, smetti di soffrire perché il dolore cambia forma.
Vorrei chiudere questo articolo tornando esattamente da dove sono partita: da Lady, da quello sguardo, da quel momento in cui ho detto “sì” mentre dentro mi sembrava di morire.
Col tempo ho capito che il dolore non è il nemico. Il vero nemico è l’illusione che si possa amare senza perdere, vivere senza lasciare andare, legarsi senza esporsi alla fine.
Se stai leggendo queste parole nel pieno del tuo dolore, voglio dirti una cosa con onestà: non c’è niente di sbagliato in ciò che provi. Non stai esagerando, non sei fragile. Stai vivendo la conseguenza naturale di un legame profondo.
E sì, il tempo ti aiuterà. Non cancellando, non facendo sparire tutto, ma trasformando.
Un giorno ti accorgerai che riesci a pronunciare il suo nome senza crollare. Un altro giorno riuscirai a sorridere ricordando una scena. Un altro ancora sentirai gratitudine, prima ancora del dolore.
I cani entrano nella nostra vita per lasciarci qualcosa che continua a vivere anche dopo di loro.
Se questo articolo ti ha fatto sentire anche solo un po’ meno solo, allora ha già compiuto il suo senso.
E se hai ancora un cane accanto a te, oggi, adesso, chiudi questo articolo e vai da lui.
Spegni il telefono.
Perché il tempo non è infinito.
Ma l’amore che scegli di vivere, finché c’è, sì.
Un abbraccio grande,
Daniela
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Mi hai fatto piangere tutte le lacrime che già silenziosamente e di nascosto piansi quando la nostra piccola Lady se ne andò . Poi ho nuovamente pianto quelle della nostra adorata Petra…🖤🖤 E vogliamo parlare della nostra amata Lola???? Quanto male sono stata…🖤🖤
Che vuoto infinito…🥲 Ecco perché oggi non voglio più avere un animale da compagnia, perché nonostante sia tutto vero quello che scrivi circa il tempo e la naturalezza della morte che chiude il cerchio della vita, io non sono fatta per soffrire così! 🥲
Pensa che hai anche tre figlie mamma 😂♥️ devi solo imparare ad accettare, leggi quel libro che cito in questo articolo.. è stupendo..
Questo non è un semplice articolo e’ poesia, una meravigliosa poesia scritta da una poetessa che trasmette il suo sapere, i contenuti della sua anima per chi ama i propri amici a quattro zampe.
Grazie e’ poco Daniela
Come sempre UNICA e INIMITABILE
ALESSANDRA
Grazie di cuore per le meravigliose parole Alessandra! Grazie grazie grazie!♥️