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Train My Buddy

Con le migliori intenzioni, tantissime persone prima di prendere un cane si informano su internet sulle varie caratteristiche delle diverse razze.

È capitato anche a te?

Ti piace esteticamente una razza ma prima vuoi sapere se può fare al caso tuo, in base alla zona in cui vivi, i membri della tua famiglia, gli sport che ti affascinano maggiormente, il tuo stile di vita, la tua situazione fisica, il tempo a disposizione, le tue abilità ecc.

Correttissimo.
Nella mia guida “Come scegliere il giusto cane” spiego come valutare quale sia il cane che si adatta meglio al proprio stile di vita.

In questo articolo invece voglio spiegarti quali siano gli errori in cui potresti incorrere cercando su internet la descrizione delle caratteristiche del cane che ti interessa.

Ho fatto una veloce ricerca, inserendo su Google il nome di alcune razze.

In generale, gli aggettivi più utilizzati per descriverle tutte sono:

  • Temperamento: Gentile, amichevole, socievole, leale, fiducioso, obbediente, intelligente, equilibrato e paziente.

Partiamo dal primo grande errore.

Il primo grande errore

Il temperamento, se parliamo di razze, è una dote genetica.

Non può essere associato ad aggettivi come “gentile, amichevole ecc”.

Ogni cane nasce con dei tratti caratteriali chiamati doti genetiche.
Sono scritte nel suo DNA, proprio come il colore del pelo o la forma delle orecchie.

Le doti genetiche definiscono il potenziale comportamentale di un cane, mentre l’ambiente e l’educazione ne modellano l’espressione.

Quali sono le doti genetiche:

  • Tempra: La capacità di sopportare e superare stimoli esterni spiacevoli o dolorosi, sia fisicamente che psicologicamente.
  • Temperamento: La velocità e la prontezza di reazione agli stimoli esterni.
  • Docilità: La propensione del cane ad accettare l’uomo come superiore gerarchico.
  • Aggressività: La capacità di reagire a minacce percepite, che possono essere rivolta a sé stesso, ai propri simili o al territorio.
  • Vigilanza: La capacità di percepire l’approssimarsi di pericoli e di segnalarli.
  • Curiosità: L’interesse del cane verso l’ambiente esterno e gli stimoli che vi si trovano.
  • Possessività: L’inclinazione a difendere un oggetto, una persona o un territorio come proprio.
  • Combattività: La capacità di perseverare in un comportamento.

Ti ho fatto degli esempi in questo articolo per spiegarle meglio.

Quindi quando parli di temperamento, ti riferisci alla velocità di reazione del tuo cane allo stimolo esterno, non di certo alla gentilezza o alla lealtà.

Procediamo.

Il secondo grande errore

Cosa significa “gentile” o “leale”? Utilizzare questi termini e generalizzare confonde ed inganna il lettore.

Ti spiego il motivo.

1. “Gentile” e “leale” non sono termini scientifici

“Gentile”, “leale”, “paziente”, non sono termini scientifici in etologia, zoologia o scienza del comportamento.

Sono antropomorfismi, aggettivi narrativi e scorciatoie comunicative usate in divulgazione e marketing delle razze.

Nei testi scientifici non troverai mai: “gentile”, “leale”, “fedele”.

Invece, troverai per esempio:

  • “Comportamenti affiliativi”, ovvero l’insieme di comportamenti che creano, mantengono o rafforzano un legame sociale, senza conflitto. Per esempio: seguire volontariamente una figura sociale, ricerca di prossimità, contatto fisico non invasivo, posture rilassate in presenza dell’altro.
    Non si tratta di “affetto” in senso umano, ma piuttosto di regolazione sociale.
  • “Socievolezza” (o motivazione sociale), ovvero la propensione statistica di un individuo a interagire con conspecifici o con l’uomo.

  • “Cooperazione” (o motivazione collaborativa), ovvero la capacità di coordinare il proprio comportamento con quello di un altro individuo per ottenere un risultato. Nel cane è eterodiretta (guidata dall’uomo) e frutto della selezione artificiale. Per esempio, lavorare con l’uomo nella caccia.

2. Non è corretto attribuirli a una razza.

Una razza può avere predisposizioni statistiche, non tratti morali.

Esempio corretto:

“Questa razza mostra una maggiore probabilità di comportamenti affiliativi verso l’umano”

Esempio scorretto:

“Questa razza è gentile”

Attenzione perchè ho usato la parola “probabilità” non a caso.

La selezione dell’uomo fa la differenza: le doti genetiche, le motivazioni di razza, si trasmettono dai genitori ai figli, una cattiva selezione potrebbe portare a dei soggetti che hanno delle doti genetiche molto distanti da quelle tipiche della sua razza. Non tutti i Golden Retriever infatti sono cani docili, quindi identificare questa razza come perfetta per la pet therapy è già di per sè un enorme errore.

Se si vuole invece parlare di lealtà intesa come “il cane non mente” o “il cane ama il proprio umano”, allora sono d’accordo, ma non si può attribuire a una razza più di un’altra, perchè sono caratteristiche proprie della specie.

 

3. Cosa significa “leale” applicato a un cane?

Nel linguaggio comune, “leale” implica fedeltà consapevole, adesione a un principio, scelta morale; tutti elementi che richiedono metacognizione.

Il cane non mente, ma non perché sia “leale”, bensì perché non possiede l’architettura cognitiva della menzogna intenzionale.

È più corretto dire che il cane non è “leale”, è coerente.

Ecco perchè è sbagliato parlare di lealtà se ci si riferisce a termini come “attaccamento”, “prevedibilità”, “comportamento affiliativo stabile”, “dipendenza sociale” ecc.

Sono tutti processi non morali, ma biologici e relazionali.

 

4. Cosa significa “gentile” applicato a un cane?

Nel linguaggio comune, “gentile” implica intenzione di non nuocere, scelta empatica, valutazione dell’altro.

Nel cane però, l’azione è guidata da soglie di reattività, autocontrollo, esperienza e selezione genetica.

Un cane “gentile” in realtà è poco reattivo, socialmente tollerante e ben regolato emotivamente.

La gentilezza non è una categoria canina.

Termini come “leale” o “gentile” nascondono concetti più complessi:

Termine popolareRealtà comportamentale
Gentile

Bassa aggressività, basso temperamento, alta docilità…

Intelligente

Alta addestrabilità, alto temperamento…

Affettuoso

Motivazione epimeletica / et-epimeletica

Attribuire categorie morali al cane confonde educazione e carattere, crea aspettative errate e porta a errori di gestione.

Il terzo grande errore

“Equilibrato” tra gli aggettivi, no, non si può proprio vedere…

Come si fa ad attribuire a una razza un aggettivo come “equilibrato”? Ma non esiste proprio!!!

L’equilibrio è frutto di lavoro quotidiano per soddisfare un essere vivente che ha delle necessità, e che sono pure diverse dalle nostre! Quindi, parte prima, bisogna studiare per conoscerle. Parte seconda, bisogna imparare come soddisfarle. E parte terza, non meno fondamentale, bisogna applicarsi quotidianamente per soddisfarle!

Anche il cane più docile e meno reattivo o meno aggressivo per selezione potrebbe diventare presto un soggetto non equilibrato.

L’equilibrio del cane non dipende nel modo più assoluto dalla selezione della razza!

“E da cos’altro allora?”  il mio articolo  te lo spiega: sono certa che ti aiuterà molto.

La mia esperienza di qualche giorno fa

Qualche giorno fa una mia allieva con la sua femmina di Rottweiler è venuta a far lezione. Dopo un pò mi dice “ma i Rottweiler non sono cani ubbidienti?”. 

Mi è venuto in mente mentre scrivo questo articolo e non potevo non andare su Google e cercare le caratteristiche che vengono citate di questa razza. Neanche farlo apposta, eccolo qui:

“Il Rottweiler è un cane di taglia grande, robusto e muscoloso, dal temperamento calmo, sicuro di sé, leale e protettivo,  ha un temperamento naturalmente obbediente.”

Credo che a questo punto dell’articolo tu possa cogliere subito gli errori di questa frase.

Ti dico per esperienza che ho incontrato diversi Rottweiler molto poco sicuri di sé stessi (o meglio, con una tempra molle). 

“Temperamento naturalmente obbediente” cosa significa? che qualsiasi proprietario possa aspettarsi una naturale propensione del proprio Rottweiler a rispondere al richiamo? A camminare bene al guinzaglio? A non reagire in presenza di altri cani o persone?  Insensato.

Tutto questo dipende dalla capacità del proprietario di essere una figura di riferimento.

Se volessi descrivere il Rottweiler in modo realistico, più che ricorrere a concetti come “fedeltà”, metterei l’accento sulla marcata possessività, la tendenza ad avere un’alta reattività, una spiccata territorialità e  aggressività (ricorda, parliamo di doti genetiche, è normale che un Rottweiler abbia una buona aggressività, ma questo NON significa che debba avere comportamenti aggressivi ingestibili o non gestiti). È inoltre comune osservare lo sviluppo di fissazioni su oggetti specifici, come palloni da calcio o elementi di dimensioni e forma simili.

Si tratta di un cane fisicamente molto robusto e potente, che richiede un proprietario esperto, consapevole delle dinamiche comportamentali della razza e in grado di gestirne adeguatamente anche l’aspetto fisico. Questo non implica che l’educazione debba basarsi sulla forza, ma che, in presenza di un soggetto che può superare i 50–60 kg di peso, la capacità di contenimento fisico diventa un fattore di sicurezza rilevante nei momenti critici, ad esempio in caso di reattività improvvisa o opposizione.

È condivisibile l’idea che un cane correttamente educato e ben gestito non richieda l’uso della forza nella quotidianità. Tuttavia, nella pratica, possono verificarsi situazioni problematiche quando cani di grande mole e con alta reattività vengono affidati a proprietari fisicamente molto più fragili, come persone anziane o di corporatura esile. In tali casi, anche attività semplici, come il gioco o la gestione al guinzaglio, possono diventare difficili o potenzialmente rischiose.

Fammi sapere cosa ne pensi nei commenti, o condividi questo articolo con qualcuno che potrebbe averne bisogno!

A presto!

Daniela

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Daniela Pitardi

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