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Train My Buddy

Era il 2015, avevo un sogno e pochi soldi in tasca.

Non ricordo di aver avuto paure o dubbi… prevalevano di sicuro l’entusiasmo e una grande voglia di mettermi in gioco.

A onor del vero, mi piace essere obiettiva: era più facile a vent’anni, senza figli, senza lavoro fisso, senza particolari legami, sentirsi entusiasti e spensierati. Ma non sapevo come incominciare: nel mio appartamento la regola era ancora un cane piccolo. E comunque, diciamocelo, i condomini non è che vedessero di buon occhio i cani. Sono passati “solo” 11 anni, ma per come si sono evolute le cose sembra di parlare di 100 anni fa.

Io invece avevo progetti diversi.

“Ma perché non cominci nella casa a Vicenza?” mi aveva detto mia mamma. Aveva un giardino enorme e una posizione poco strategica, ma era comunque perfetta per quello che sarebbe stato il mio stile di vita in quei mesi.

Abbiamo preso le nostre cose, e da Milano ci siamo trasferite lì. 

Il patto era di restarci solo i mesi estivi, ma la vendita di quella casa tardava ad arrivare, e il posto era paradisiaco. 

Così, abbiamo vissuto a Cogollo del Cengio sette bellissimi e intensissimi anni.

Nel frattempo non abbiamo mai smesso di cercare un posto definitivo. Organizzavamo le giornate di visite con le agenzie in modo da non fare lunghi viaggi con poche speranze di successo.

Guardavamo qualsiasi possibile soluzione: rustici, case isolate, terreni agricoli, terreni edificabili… ma ogni volta c’era qualcosa che ci impediva di dire “eccola, finalmente… è lei”. Quando cerchi un luogo che possa ospitare la tua casa, il tuo lavoro, i tuoi animali, devi considerare tante, tantissime cose. La soluzione non solo stentava ad arrivare, ma sembrava impossibile da trovare.

Immaginavo che un giorno, proprio prima di arrenderci, sarebbe saltato fuori quell’annuncio.

Che avremmo letto la descrizione, il luogo, le caratteristiche, le metrature del terreno, l’assenza di vincoli, la distanza dai servizi, l’accessibilità della strada, lo stato della struttura, il prezzo giusto, la possibilità di ampliare, l’assenza di vicini troppo vicini… e avremmo trattenuto il fiato per un attimo, riconoscendo finalmente ciò che avevamo cercato per tanto tempo.

Fantasticavo. E se da una parte sapevo che sarebbe stata una prova di forza e resistenza, come tutti i grandi passaggi della vita, dall’altra non ti nego che speravo al più presto di vedere una luce in fondo al tunnel.

E invece era il 2022, ed era arrivato il momento di lasciare la casa veneta — che nel frattempo era stata acquistata — e fare i bagagli.

Io e Luca (il ragazzo che nel frattempo era diventato il mio compagno), insieme ai nostri cani, i nostri cavalli, i pony, i pappagalli, i conigli, le galline, nostro figlio Ulisse (che allora aveva 6 mesi), e tutto quello che avevamo costruito, verso una meta che, no, non scorgevamo nemmeno all’orizzonte.

Caso vuole che proprio in quei giorni si fosse liberato un centro cinofilo a Casorezzo.

Facevo i conti tra la pensione dei cavalli in un maneggio, l’affitto del campo e quello di una casa, e pensavo: “mamma mia, ce la faremo?”. Dovevamo farcela, non avevamo alternative.

Elena è stata una delle mie prime clienti, e siamo diventate presto amiche. Per altri tre lunghi anni mi ha inviato link di proprietà in vendita e mi ha aiutata a organizzare le giornate di visita.

Un giorno vediamo questa proprietà, e aveva tutto. Non ci sembrava vero. La visitiamo tre volte, facciamo un’offerta, viene accettata, e siamo così felici di poter investire e creare la nostra casa come l’avevamo sempre immaginata.

Iniziamo a spargere la voce tra i più fidati e contiamo i giorni che mancano al notaio — una data che purtroppo non arriverà mai. Il comune ci blocca i piani, e siamo definitivamente punto e a capo.

Iniziavo ad accusare il colpo. Luca, il mio compagno, era veramente stufo. Toccava a me non arrendermi, così riprendo le ricerche, sempre supportata dalla mia amica e dalla mia famiglia (se non cito mia madre sono certa che si offenderà un sacco!), che è veramente infallibile nelle ricerche e nell’organizzazione.

Scherzi a parte: nel frattempo mia sorella inizia a lavorare al mio fianco, e mia madre ci aiuta a districarci tra le pratiche, con consigli e supporto fisico durante le visite.

Passo in rassegna ogni nuovo annuncio: “questo sì, questo forse, questo no…”. Poi vedo questa proprietà.

Voglio stare tranquilla, controllare le mie emozioni, senza farmi prendere troppo dall’entusiasmo. Questa volta ho paura di rimanerci male.

La visitiamo una prima volta, e sembra perfetta. Fatico a contenere l’eccitazione, anche se mi ripeto: “Dani, non dire gatto finché non ce l’hai nel sacco”.

La visitiamo una seconda volta con mia mamma — che ormai ci lasciava andare da soli al primo appuntamento — e sembra perfetta anche per lei.

La visitiamo una terza volta, questa volta con l’aiuto di una professionista, che scova ogni particolare fuori posto e ci avvisa sui lavori da fare.

Mentre tendevo a controllare l’entusiasmo, ammetto che ogni tanto sentivo le farfalle nello stomaco.

Prepariamo la proposta giusta e…

Niente da fare.

Il proprietario assegna alla casa un valore più affettivo che realistico, e siamo bloccati. Ancora una volta.

Non ho più voglia di cercare. A questo punto ho bisogno di un po’ di tempo.

Contemporaneamente, ho una grande urgenza: Ulisse cresce e non so in quale asilo iscriverlo. La casa in cui viviamo è umida, si allaga quando piove, e la condividiamo con i topini di campagna, che sporcano e mangiano qualsiasi cosa.

In questo contesto, devo dire che le lezioni che mi hanno insegnato i cani su come affrontare le situazioni, rimanere calmi e presenti, e agire per trovare una soluzione, sono state a dir poco preziose e indispensabili.

“Una cosa per volta, Dani. Abbiamo un camper meraviglioso, trasferiamoci lì per qualche tempo.”

È il 2025.

Risparmiamo soldi, e questa volta Luca prende in mano la situazione. Tocca a lui farci ritrovare l’entusiasmo. Io gli giro gli annunci, e lui fa il resto.

Devo ammettere che abbiamo aggiustato così tante volte la mira, per capire cosa dovessimo cercare, che ogni tanto Elena, per riprendere le ricerche, mi chiedeva: “Dove e cosa, questa volta?”, e io non avevo idea di cosa rispondere.

Un giorno Luca mi dice: “Dani, l’ho trovata”.

Gli rispondo “ok”, impassibile.

Va a vederla e non lo accompagno. Torna una seconda volta, e io non vado. Lui torna gasato e mi ripete: “È perfetta! È la zona giusta, ha il terreno giusto, lo spazio giusto, bellissima posizione, prezzo fattibile…”.

Si informa per chiedere aiuto a un agronomo, e un amico ci passa il numero di Guido, persona molto preparata.

Guido e Luca collaborano per mesi, tra documenti tecnici, permessi, comune, agenzia, un proprietario impulsivo e irascibile…

Passa parecchio tempo, e nel frattempo arrivano notizie più o meno buone, tra piccole battute d’arresto e soluzioni trovate al volo. Inizio svogliatamente a interessarmi, e finalmente la visito per la prima volta. In effetti la zona è bella, e c’è un capannone abbastanza ampio. Il terreno è ok.

Partecipo sempre più attivamente, ma contengo il trasporto e l’entusiasmo, questa volta con una fermezza incrollabile.

Sembra tutto allineato, siamo pronti per il preliminare, quando Guido ci chiama: “Buongiorno ragazzi, ho brutte notizie”.

Faccio un respiro, ma non mi sento sfinita questa volta. Sono pronta ad accettare quello che verrà. “Dicci tutto, Guido”.

Mancano un paio di documenti fondamentali, e il proprietario ha cambiato le condizioni di vendita.

“Ok, dicci per favore esattamente cosa significa, e se e come si può superare questo ostacolo.”

Passiamo ore a parlare con Guido, che ormai è diventato un amico oltre che un consulente.

Mi sento diversa rispetto alle prime battute d’arresto. Le avevo vissute come le vivrebbe una ragazzina che sogna: appassionata, entusiasta e impaziente.

Questa volta invece mi sentivo più calma, riflessiva, concentrata sulle cose concrete e aperta alle possibilità che la vita ci avrebbe proposto, nel bene e nel male, senza prenderle come una vittoria o un fallimento personale. Non ero rassegnata, ero molto presente e in accettazione totale. Proprio come vivono i nostri cani.

Troviamo la soluzione ai problemi e, non senza altre difficoltà, ci avviciniamo al giorno del preliminare.

La cosa che mi sembra più assurda è che non ho mai incontrato prima il proprietario del terreno. Ma lo hanno conosciuto bene Luca e Guido, e questo mi basta.

Ci siamo.

Saluto Guido, emozionata e complice, come se ci fossimo ritrovati dopo mesi al traguardo di un lungo, pesante, tortuoso percorso.

Il proprietario del terreno mi dice di aver dubitato della mia esistenza.

Il notaio è giovane, e mi dà l’idea di essere una persona di tutto rispetto, gentile, ma che rimane nel suo ruolo senza dare troppa confidenza.

Mi sembra che l’accordo vada bene per entrambe le parti, mentre viene letto.

Poi il notaio legge un punto che non ci è chiaro, chiediamo una spiegazione, e lui accenna alla possibilità che qualcuno possa rivendicare la proprietà, lasciandoci a piedi per i prossimi due anni. Peggio che mai, il proprietario interpreta male un passaggio, e in due secondi passa da felice ed entusiasta a nervoso e agitato, al punto che in cinque fatichiamo a fargli ritrovare la ragione.

Guardo in basso, seduta sulla sedia, al fresco dell’aria condizionata dello studio, con le ascelle sudate, il mio vestito bianco a fiori messo per l’occasione, e penso: “calma”. Sento aggrovigliarsi le emozioni, e ho bisogno di vedermi dall’esterno, distaccata dal momento e dal mio corpo. Mi osservo da fuori, ed è come se il mondo rallentasse il suo tempo: ora le voci di tutti mi sembrano lontane e appannate. È un bel modo per tornare in contatto con se stessi, in maniera lucida e presente.

Rientro nel mio corpo, guardo il proprietario del terreno, e gli dico: “Ascoltami, Eugenio, tu non ci perdi nulla, hai capito? Non è una cosa che c’entra con te, stai tranquillo”. Poi rivolgo lo sguardo a Luca, e poi mi giro verso Guido, e sono molto felice di ascoltare come lui stia proponendo una soluzione al problema. La sua preparazione si è rivelata ancora una volta preziosissima, e insieme al notaio scrivono quanto ci terrà più protetti rispetto al cavillo che ci aveva fatti discutere due ore prima.

Eugenio chiede ancora, per quattro volte, conferma del fatto che non ci rimetterà un centesimo; anche il notaio ha iniziato a parlargli come se fosse un bambino.

Sono passate quattro ore. Finalmente siamo alle firme.

Il preliminare è fatto.

Mi sento svuotata delle mie energie.

Ho il pensiero rivolto ai genitori di Luca, ai quali abbiamo chiesto il favore di tenere Ulisse un paio d’ore, che sarebbero già dovuti essere partiti e quasi arrivati a Padova. E invece ci stanno ancora aspettando al parchetto vicino alla proprietà che stiamo acquistando.

Stamattina siamo usciti presto per andare a visitare l’asilo di Uli, e riuscire ad arrivare in tempo all’appuntamento con il notaio.

Mi aveva chiesto nove volte di andare in bagno, ma quando lo sedevo non riusciva: non è casa sua. Faceva già un caldo atroce, ed era stufo almeno quanto noi. Prima di andare dal notaio avevo controllato un po’ di volte che non si fosse sciolto il mascara e di non aver le impronte delle scarpe di Ulisse sul vestito.

Torniamo a prenderlo, e mi scuso con i nonni per il lungo ritardo. Uli è lamentoso, e avrebbe bisogno di tutta la pazienza e la presenza che in quel momento avevo totalmente esaurito.

Avrei solo voglia di rielaborare in silenzio tutto quello che è successo, mentre lui mi chiede ancora una volta di andare in bagno, di guardare il cartone animato di Bluey, di mangiare, di bere, di andare a casa, di tornare al parco, di prenderlo in braccio.

Luca invece prepara la macchina davanti al capannone, con lo striscione che ha staccato dalla siepe del centro a Casorezzo, e mi chiede di fare una foto. Abbiamo appena firmato il preliminare, vuoi non far sapere al mondo quanto siamo felici, incorniciando questo momento in un bel quadretto?

Mi sentivo come durante il mio parto di 72 ore infinite e dolorosissime, quando alla fine non avevo più nemmeno le forze di lamentarmi al sopraggiungere dell’ennesima contrazione.

Salgo sul pick-up per la foto. Luca prende sulle spalle Ulisse, che non ha nessuna intenzione di collaborare. “Sorridi amore!”… Niente da fare.

Diamine, non è così che immaginavo questo giorno. Mi concentro, è un giorno speciale, dovrei sentirmi tre metri sopra il cielo! Ce la metto tutta, e accenno un sorriso stanco, sapendo che si noterà nella foto.

Poi ci arrivo: sai che c’è? Pazienza. Questa è la vera vita, quella fatta di sacrifici, di sforzi, di battute d’arresto, di piccole speranze e lenti passi avanti, di giornate che ti aspettavi in un modo e si rivelano totalmente diverse, frantumando le tue aspettative in milioni di umili pezzi.

In un’era in cui ti senti sbagliato se ti innervosisci, incapace rispetto a chiunque, inadeguato se non sei impeccabile, ti dirò: sono felice di esser consapevole che la perfezione non esiste, di credere che sia giusto avere dei limiti, e di riconoscere che i social abbiano distorto la nostra percezione delle cose.

Non da meno, mi stimo per agire nel rispetto dei miei valori, anche se tante volte mi portano a soffrire. Un giorno magari non avrò fatto grandi cose, ma sono certa che mi sentirò in pace con me stessa, con il mondo, con la mia integrità.

E soprattutto, avrò mostrato a mio figlio che è più importante saper chiedere scusa che avere sempre la risposta giusta. Che la vita è fatta di alti e bassi. Che le persone giuste ci fanno un gran bene. Che quando un sogno è grande, non devi smettere di crederci. E che le foto più belle sono quelle perfettamente in linea con i nostri sentimenti del momento.

Sorridete! Cheeeeeeeeseeeeeee!

P.s: Da Ottobre vi aspettiamo nella nostra nuova unica sede di Cavenago di Brianza (MB)! Per ora non c’è quasi nulla ma presto prenderà la forma dei nostri sogni!

Grazie per aver letto la nostra storia!

Daniela

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Daniela Pitardi

10 risposte

  1. Grazie Daniela per aver condiviso questa meravigliosa storia emozionante e d’ispirazione! Sono felicissima per voi ed il vostro grande traguardo! BRAVISSIMI!!! ❤️

  2. Sapevo che ce l’avreste fatta prima o poi!!!
    Mai mollare… me lo avete insegnato proprio voi….tu e tua sorella Elena!!!
    Grazie per aver condiviso le tue emozioni con tutti noi!
    Vi auguro tutto il bene del mondo e non vedo l’ora di venire a trovarvi!!!

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