Di chi è la responsabilità di quei comportamenti ingestibili del mio cane?
C’è una colpa?
Davvero tutti i cani sono uguali?
Dipende dalle esperienze di quando era cucciolo?
Facciamo chiarezza su un punto fondamentale:
i cani non sono tutti uguali.
Anzi, perdonami, ancora meglio: i cani sono tutti diversi.
In che senso? Quindi non c’entra il rapporto che ho con il mio cane? è fatto così e non posso farci niente?
Assolutamente no!
Baso tutto il mio lavoro sul rapporto tra cane e proprietario.
Sono fermamente convinta che un cane equilibrato, sia il frutto di una buona selezione, di un buon insieme di giuste esperienze, di un corretto rapporto con il proprietario e di una buona gestione quotidiana.
Ma ti dico anche che un cane può essere equilibrato anche se non ha fatto buone esperienze, o se è stato selezionato male.
-Ok Daniela, se volevi mettermi in difficoltà, ce l’hai fatta!
Hai ragione e mi scuso, ma ti prometto che alla fine di questo articolo ti sarà tutto molto più chiaro.
Facciamo le cose con ordine, senza complessità, analizziamo una componente alla volta:
- La selezione;
- Il rapporto con il proprietario;
- Le esperienze;
- La gestione quotidiana.
LA SELEZIONE
Devi sapere che ogni cane nasce con dei tratti caratteriali chiamati doti genetiche.
Sono scritte nel suo DNA, proprio come il colore del pelo o la forma delle orecchie.
Le doti genetiche definiscono il potenziale comportamentale di un cane, mentre l’ambiente e l’educazione ne modellano l’espressione.
Quali sono le doti genetiche:
- Tempra: La capacità di sopportare e superare stimoli esterni spiacevoli o dolorosi, sia fisicamente che psicologicamente.
- Temperamento: La velocità e la prontezza di reazione agli stimoli esterni.
- Docilità: La propensione del cane ad accettare l’uomo come superiore gerarchico.
- Aggressività: La capacità di reagire a minacce percepite, che possono essere rivolta a sé stesso, ai propri simili o al territorio.
- Vigilanza: La capacità di percepire l’approssimarsi di pericoli e di segnalarli.
- Curiosità: L’interesse del cane verso l’ambiente esterno e gli stimoli che vi si trovano.
- Possessività: L’inclinazione a difendere un oggetto, una persona o un territorio come proprio.
- Combattività: La capacità di perseverare in un comportamento.
Ti faccio degli esempi per capire meglio:
Un cane che ha una tempra mentale molle è un cane che sopporta male gli stimoli esterni. Per esempio un rumore, una mossa improvvisa, un oggetto con una forma strana sono tutte cose che lo mettono presto a disagio.
Dei miei cani Paco ha una tempra piuttosto dura, mentre Kobi ha una tempra sicuramente molle.


Ti faccio un esempio ancora più concreto prendendo i miei cani come riferimento.
In Sardegna nel 2024 Kobi ed io giocavamo in acqua. Dopo una nuotata insieme ho iniziato a lanciargli un gioco per farmelo riportare.
Kobi adora il riporto.
Ad un certo punto il mio lancio ha fatto arrivare il gioco vicino ad una boa, e la scena è stata questa: Kobi arriva con tutta la sua potenza a due metri dalla boa e poi rallenta. Inizia a girargli intorno preoccupato, tenta di avvicinarsi ma appena un’onda fa oscillare la boa lui scatta indietro, ringhiottando, alzando il pelo della schiena, e spalancando gli occhi.
Ci tenta ostinatamente perchè il suo gioco è lì vicino e vedo tutto il suo contrasto interiore: la volontà infinita di portare a termine il suo lavoro (riportarmi il gioco) e la paura totale di quell’oggetto che sembra un mostro a tre teste che sputa il fuoco.
Credo ci avrebbe messo un pò per riuscire a riprendere il gioco, e sono certa che non avrebbe mollato (combattività, anche questa una dote genetica). Ma la spiaggia apre alle 8 e quel giorno il gioco sono andata a riprenderlo io.
La sera dopo eravamo a cena. Quando siamo usciti dall’agriturismo siamo passati di fianco a una piccola catasta di legno. Un altro mostro a tre teste per un cane con una tempra molle. Era ridicolo. Cercava di avvicinarsi tenendo il sedere in alto e strisciando sulle zampe davanti e poi scattava indietro spaventato.
Alla fine si è avvicinato, ha annusato (cosa fondamentale) ed è passato senza problemi.
Considera che Kobi è con me da quando è cucciolo, ed ha fatto tutte le esperienze che un cucciolo deve fare per crescere equilibrato. La sua tempra è e rimarrà per sempre molle, ma grazie alla mia guida calma, quando capitano queste occasioni, Kobi supera sfide che inizialmente gli sembrano enormi, accrescendo la sua autostima e la fiducia nei miei confronti.
Paco come reagisce a boe e cataste di legno?
Non le considera neanche.
Non si spaventa facilmente di niente. Ha una tempra psicologica piuttosto dura, come dicevamo prima. In 10 anni che lo conosco, non ne ricordo una in cui l’ho visto avere paura di qualcosa.
Con lui sono andata ovunque. Si adatta bene a qualsiasi contesto, dalla città rumorosa, alle passeggiate in alta montagna, alle fiere affollate.
Però non è docile come Kobi.
Anche la docilità (riguarda l’elenco sopra) è una dote genetica.
Anche qui voglio farti un esempio, partendo sempre dal fatto che entrambi i cani sono gestiti nello stesso modo da sempre.
Nessuno dei due ha mai subito maltrattamenti o ha un passato di sevizie o di mancanza di affetto. Ti specifico questo perchè tante persone credono che i cani cresciuti con amore non possano diventare mai pericolosi (aggressivi o mordaci..). È un pensiero tanto errato quanto pericoloso.
Di Kobi non si può dire che sia un cane con una docilità molto marcata (è un pastore Belga Malinois e me lo aspetto: i cani da difesa personale non possono avere una docilità marcata perchè devono andare contro il comando di un possibile uomo che minaccia, che va tenuto alla larga da noi per esempio), ma è comunque un cane con una docilità media. Kobi non mi ha mai sfidata come ha fatto Paco ripetutamente, prima di accettarmi come membro del branco dal quale accetta guida e protezione.
Paco è quel cane che quando gli chiedi di scendere dalla macchina, di mollare una risorsa, di toccarlo in un certo modo, ti guarda come a dire “scendo se ho voglia io”, “te la mollo se ho voglia io”, “mi tocchi se lo dico io”. E lo fa con quella fermezza che ti viene voglia di dire “ok cucciolone, scegli tu d’accordo? quando hai finito me lo dici!” -eheheh ;)
Paco lo adoro. È il cane che più in assoluto mi ha insegnato il controllo delle emozioni, l’intensità, la fermezza, i dettagli infinitesimali della comunicazione del corpo e quanto male possa fare un errore.
Non che dopo di lui non abbia incontrato cani più pericolosi, ma i suoi insegnamenti hanno fatto la differenza tra la mia capacità di averci a che fare o rischiare grosso.
Non mancherò un giorno di fare un articolo dedicato ad ognuno dei miei cani, e allora ti racconterò di quanto sia forte, sincero, e di profonda intesa il nostro legame.
Quindi a Kobi posso fare di tutto e a Paco no, giusto? Sbagliato.
Kobi molla l’osso con la stessa velocità con cui lo molla Paco. Posso toccare entrambi ovunque come e quando voglio, e posso chiedergli di attendere o di fare qualcosa, certa che ascolteranno la mia guida.
Eppure sono cani diversi con doti genetiche diverse. Perchè?
Perchè come ti dicevo prima, il comportamento del cane non dipende unicamente dalle sue doti genetiche.
Passiamo quindi al punto 2:
IL RAPPORTO CON IL PROPRIETARIO
Non mi stancherò mai di dirlo, il tuo rapporto con il cane conta tantissimo quando si parla di equilibrio, di gestione, di risolvere i problemi o di non farne nascere di nuovi.
Conta molto di più rispetto a tutti gli altri 3 punti. Perchè senza un buon rapporto con il tuo cane, puoi avere una selezione perfetta, aver fatto tutte le esperienze possibili e una gestione del cane con una routine incredibile, ma non avrai comunque un cane equilibrato.
C’è poco da fare, o impari la psicologia canina, il linguaggio del cane, i suoi bisogni e chi devi rappresentare per lui, o puoi scordarti di poterti portare il cane ovunque, aver un ottimo richiamo, poter lasciare a casa il cane da solo, avere un cane che non reagisce a persone, cani, altri animali, bambini, un cane che accetta un nuovo membro del branco (un altro cane o un neonato), o ancora un cane al quale puoi chiedere di stare calmo, di aspettare, di interagire con il mondo seguendo le tue indicazioni, fidandosi della tua protezione.
Ti prego, non basarti su quelle persone molto fortunate che hanno un cane molto docile, molto poco combattivo, con una tempra media, un temperamento basso, bassa possessività e bassa aggressività inter- e intra-specifica, perchè sono d’accordo anche io che con questi cani basti poco perchè si comportino “bene”-passami il termine.
Cosa vuol dire per me avere un buon rapporto con il proprietario?
Significa che il cane, a causa delle capacità del proprietario in fatto di competenze, preparazione, coerenza, lo ha scelto come punto di riferimento. Il punto di riferimento è quella figura che ha il compito di guidare e proteggere. Te le spiego meglio:
- Guidare: colui che indica la direzione — non solo fisica, ma anche emotiva.
Guidare non è comandare, ma dare al cane sicurezza, mostrargli cosa è giusto fare e cosa no, con calma, coerenza e fermezza.
Un cane guidato bene si sente tranquillo, perché sa che non deve preoccuparsi di tutto ciò che accade intorno. Non tutti i cani riescono a sostenere il peso di certe responsabilità. - Proteggere: non è solo “difendere” nel senso umano del termine.
Per un cane, sentirsi protetto significa sapere che il suo umano (tu) è in grado di gestire le situazioni, che non deve reagire o controllare tutto da solo.
Un cane che si sente protetto non abbaia per paura, non tira al guinzaglio per “tenerti lontano dai pericoli”: si affida, perché sa che tu hai il controllo della situazione e sai cosa e come fare in ogni situazione, in modo che non succeda nulla di pericoloso al suo branco-famiglia.
Immagina di tornare a quando avevi 6 anni. Ti sei perso, non riconosci nulla intorno a te, nulla è familiare, e non c’è nessuno. Ti accovacci. Ti senti piccolo, solo e insicuro, tra quelle ombre, quel vento che fischia, e qualche strana voce: sei terrorizzato. C’è quella nebbia che non sopporti: da una parte ti fa entrare il freddo nelle ossa, dall’altra impedisce la tua visibilità già compromessa dalla notte. Senti un turbinio di emozioni, vorresti esplodere in un pianto ma sai che non funzionerebbe, e questo ti da un motivo in più per.. volere piangere davvero. Sei bloccato, i tuoi muscoli non rispondono. Ti sembra un sogno ma i minuti passano e nulla cambia. Guardi in basso, devi trovarti su una strada sterrata. I grandi dicono che di notte si può morire di freddo, parlano di bestie pericolose. Più fai questi pensieri, più questi si ingigantiscono e più cresce la tua ansia, ma non sai cosa fare, il che ti crea un’agitazione sempre crescente. A un certo punto arriva una figura, cammina con passo sicuro, né lento né veloce. Appoggia passo dopo passo i piedi in modo deciso, lasciando nel terreno un’orma più grande delle sue scarpe. Ha le spalle aperte, la testa alta, la sua energia calma ma ferma ti ha travolto mentre si avvicinava. Sembra che sappia esattamente quello che sta facendo. Non parla, e respira lentamente e in maniera regolare. Non ti dice “non avere paura”, perché non serve: i suoi occhi trasmettono sicurezza, la sua tranquillità è contagiosa. Ti guarda ma non sorride, si limita ad allungarti la sua mano; la prendi e ti accorgi che è calda, asciutta e forte quanto basta per sentirti abbracciato per intero.
Istintivamente fai un respiro profondo.
Tremare è più difficile al suo fianco.. e in ogni caso non saresti in grado di dirgli di fermarsi, che hai paura, che non te la senti. Perchè da quando ti ha preso la mano con quella sicurezza, ha bloccato ogni tuo pensiero negativo. Non sei più capace né di resistergli, né di importi: perchè istintivamente sai che provarci ti costerebbe molta più fatica che affidarti completamente.
Non so se sono riuscita a trasmetterti le sensazioni che provo quando penso alla parola “figura di riferimento”, ma spero di esserci arrivata vicino o almeno averti dato un’idea.
Un cane non si “convince” con un biscottino:
a non abbaiare a un altro cane;
a non tirare al guinzaglio;
che gli ospiti non facciano nulla di male;
a tornare sempre al richiamo;
.e tutto il resto che fa di lui un cane equilibrato e ben inserito nella nostra società.
Non si può perchè il cane è un animale sociale, intelligente, che crea dei rapporti, che basa la sua vita sulla condivisione. Che valore ha il tuo biscottino se manca tutto il resto?
È molto superficiale pensare che un biscottino compri una reazione.
Sia chiaro, non ho nulla in contrario ai biscottini, ma credo siano più utili quando devo insegnare al cane qualcosa durante una sessione di addestramento o creare un’associazione positiva, piuttosto che come base per la creazione di un rapporto.
Se il tuo cane mostra problemi comportamentali, cerca un educatore che sappia spiegarti cosa stia veramente cercando di dirti.

LE ESPERIENZE
Anche le esperienze sono fondamentali per il cane, in particolar modo se è un cucciolo.
C’è un periodo detto “periodo sensibile” che indica una fase dello sviluppo in cui il cucciolo è particolarmente ricettivo agli stimoli ambientali, sociali e comportamentali. Durante questo lasso di tempo, ciò che il cucciolo impara può lasciare una traccia profonda nel suo comportamento da adulto.
Secondo il consenso della ricerca, per la socializzazione del cane questo periodo si estende approssimativamente da 3 settimane a circa 12-14 settimane di età.
Essendo che il cucciolo si ritira dall’allevatore intorno ai 60 giorni, spetta al nuovo proprietario continuare il lavoro che si spera sia cominciato dall’allevatore (ahimè in pochi lo fanno..) di guidarlo attraverso diverse esperienze positive quotidiane. In particolare, devi presentare al cucciolo nuovi ambienti, suoni, superfici, persone e animali, in modo graduale e sereno.
Ritardare l’esposizione a questo tipo di stimoli può rendere più difficile l’adattamento successivo.
Questo è il motivo per cui ad oggi nessuno, neanche i veterinari, consiglia di attendere di aver completato il ciclo vaccinale per far uscire il piccolo di casa.
In generale comunque le esperienze continueranno per sempre ad influenzare i nostri cani come lo fanno con noi. Per esempio, un cane ben socializzato, che ha avuto contatti con solo cani equilibrati quando era piccolo, che viene però attaccato da un cane quando ha due anni di età, a maggior ragione se ha una tempra molle, potrebbe sentirsi insicuro nei giorni o mesi a venire nei confronti una razza in particolare o di un’energia in particolare.
Non vorrei essere ripetitiva ma indovina qual è l’unica soluzione a questo problema?
Tu. Solo tu puoi aiutarlo a fidarsi di nuovo (se sai come fare).
LA GESTIONE QUOTIDIANA
Dico sempre che i cani hanno dei bisogni istintivi e che solo se sai riconoscerli e soddisfarli otterrai un cane felice ed equilibrato.
Uno di questi è l’esercizio fisico. Per quanto tu possa impegnarti con la disciplina, le regole, se il tuo cane non è fisicamente e mentalmente soddisfatto, presto sarà impossibile per lui stare tranquillo.
Ogni cane nasce con un’energia che può essere alta, media o bassa.
E in base a questa, devi capire come strutturare il suo esercizio fisico quotidiano. Riguardo all’esercizio fisico e mentale ho fatto un post dedicato, per leggerlo ti basterà CLICCARE QUI.
Per oggi è tutto, ti ringrazio per aver letto fino alla fine.
Spero sia più chiaro adesso il motivo per cui dico sempre che un cane equilibrato, sia il frutto di una buona selezione, di un buon insieme di giuste esperienze, di un corretto rapporto con il proprietario e di una buona gestione quotidiana.
A presto, Daniela
PS. Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo sui social o mandalo a qualcuno che conosci!
Se hai bisogno di un consiglio, contattaci per organizzare una valutazione del vostro binomio! Ti aiuteremo a scoprire quali sono le doti genetiche del tuo cane, cosa vuole dirti quando si comporta in un certo modo, cosa potrebbe migliorare nel vostro rapporto e molto altro!
Non aspettare che il rapporto tra voi possa peggiorare, scrivici subito!
Ti aspettiamo!
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